Spazio Geco. Via Magenta 11, 27100 Pavia. Tel. 0382.28501|info@spaziogeco.it

Le mani, il nostro strumento per toccare il mondo

Attraverso il tatto, l’uomo riesce ad interagire con l’ambiente che lo circonda ma non solo, è uno strumento di comunicazione importante, anche per quanto riguarda i rapporti umani dove il contatto fisico ricopre un ruolo fondamentale.

Per molti costituisce l’unico mezzo per fruire degli elementi esterni e interagire con essi, per conoscerli, utilizzarli, interpretarli.
L’esperienza tattile fa parte della vita quotidiana degli esseri umani, allora perché non espandere i suoi confini?

La Mummia prende vita grazie a Spazio Geco

La fruizione tattile è uno dei tanti aspetti affrontati dal progetto “Mummie a Pavia – Viaggio al centro di una Mummia” presso il Sistema Museale dell’Ateneo di Pavia (SMA) che vede come responsabile il professor Maurizio Harari e come direttore scientifico la dottoressa Sabina Malgora in collaborazione con un team di numerosi professionisti italiani e stranieri legati al settore dei beni culturali. All’interno del progetto lo Spazio Geco di Pavia è stato coinvolto affinché la collezione egizia potesse poi offrire al pubblico un nuovo modo di fruire il reperto: innovativo e tattile. Spazio Geco – Fab Lab di Pavia, in prima linea nel mondo della valorizzazione e della fruizione del patrimonio culturale, si adopera, tra le altre attività, nello specifico servizio legato al tema della lettura delle opere attraverso la loro riproducibilità 3d, in scala o in alcuni dettagli formali caratteristici, ed è proprio da questo connubio tra artigianalità e digitale che nasce la replica 3D del reperto Mummia.

Il reperto originale è avvolto da un alone di mistero. La mummia egizia infatti, venne donata al Gabinetto di anatomia umana dell’Università di Pavia nel 1842 direttamente dal Cairo. Nel 1933 passò al Museo di Storia Naturale e quindi negli anni ‘60 fu collocata in una torre del Castello Visconteo di Pavia, dove è rimasta fino al trasferimento presso le raccolte archeologiche dell’Ateneo. L’esemplare, privo di bende e in buono stato di conservazione, non è custodito in un sarcofago ma in una cassa ottocentesca dall’enigmatico coperchio che recita: “Mummia Egiziana di una donna morta 810 anni prima dell’era volgare. Dono di S. Giorgiani del Cairo del 1824”. Grazie ad accurate ricerche che hanno coinvolto le più moderne tecniche di indagine medica e forense e la collaborazione con diversi istituti, tra cui la Fondazione IRCCS Policlinico San Matteo di Pavia, è stato possibile scoprirne il profilo antropologico. Si tratta di una donna di circa 20 – 22 anni, alta 1.42 – 1.48 cm, vissuta circa nel III secolo a.C.

La realizzazione del manufatto replica dellamummia è in scala 1:1. Questo lavoro è invece frutto dell’assemblaggio di layers, cioè sezioni dell’oggetto originale scansionato e “ricreato” digitalmente. Grazie al taglio laser è avvenuta l’incisione di materiale ligneo (compensato da 4 mm) e poi la successiva realizzazione della copia. Questo tipo di esecuzione tecnica permette una resa piuttosto realistica in scala 1:1. Il lavoro ha previsto una prima fase di acquisizione del file da scansioni 3d di alta precisione con strumenti Artec 3d “EVA”,poi si è passati alla fase di “pulizia” del file fino all’ottenimento del file 3d di tipo stl. Nella fase di modellazione si sono creati all’interno del file gli incavi che potessero garantire le sedi per l’alloggiamento di una struttura interna alla copia utile al sostegno dell’intera struttura. Successivamente si è passati a realizzare la parte di slicing con software dedicati e all’impaginazione e realizzazione dei numerosi pannelli di materiale compensato o cartoncino vegetale tramite il taglio laser.
L’ultima fase ha previsto l’assemblaggio e l’inserimento dei sostegni interni nelle opportune sedi. Alla fine del processo di assemblaggio si sono ricreati teli di copertura delle zone genitali e piccoli ritocchi alle slices “tagliate”, per garantire una riproduzione fedele all’originale.

Proprio in questo modo l’arte fuoriesce dai suoi schemi classici,si arricchisce di innovazione, adattandosi sempre di più alla società digitale odierna. Non solo innovazione ma anche accessibilità per tutti.  Basti pensare alle persone che soffrono di disabilità, agli ipovedenti ma non solo: l’utilizzo di tecnologie provenienti dal mondo innovativo del making (come la stampa 3D o il parco macchine a controllo numerico) permette infatti un approccio di tipo tattile, particolarmente interessante e decisamente all’avanguardia in ambito allestitivo e museografico, con possibili importanti implicazioni educative e sociali.

CAST – una fruizione 3D per i gessi pavesi

Altro esempio di lavoro made in Spazio Geco su questi temi è il progetto CAST.

CAST è una rete ideale che collega quattro istituzioni museali dislocate nella Provincia di Pavia: la sezione di Scultura moderna e Gipsoteca dei Musei Civici, il Museo Archeologico dell’Università, il Museo della Certosa, la Raccolta Museale “Regina” di Mede. Ognuno di questi musei presenta importanti opere scultoree realizzate tra Ottocento e Novecento, principalmente in gesso. Il progetto intitolato “Collezioni di sculture e calchi in gesso nel territorio pavese: un percorso di recupero, valorizzazione, promozione e form  azione” ha ottenuto un significativo contributo da parte della Regione Lombardia e il Fab Lab Pavia di Spazio Geco, in collaborazione con la web agency – BitVark, è stato coinvolto dal capofila di progetto, i Musei Civici di Pavia, per predisporre deitotem multimediali ed interattivi da posizionare all’interno di tutte e quattro le raccolte coinvolte nella valorizzazione.
Rispetto ad un totem “tradizionale” bidimensionale, caratterizzato dall’attivazione di uno schermo attraverso pulsanti o sistema touch, l’installazione interattiva viene caratterizzata dalla tridimensionalità. Il visitatore spostando le mini statue 3d su un piedistallo centrale realizzato ad hoc attiva i contenuti multimediali video relativi all’ opera selezionata. Nasce così un sistema di interazione “dalla manipolazione fisica di un oggetto, all’attivazione video/ multimediale”. Questo fattore permette così al lettore di non “subire” le informazioni in maniera passiva, ma di interagire in maniera nuova, intraprendendo un “viaggio” all’interno dell’opera, un percorso sensoriale a partire dal fenomeno del tatto, solitamente escluso dai percorsi museali tradizionali.

2018-02-04T10:14:56+00:00