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Una Fruizione in 3D per i gessi pavesi

Nata nell’ambito del progetto di “Valorizzazione del patrimonio culturale conservato negli istituti e

luoghi della cultura in occasione di Expo 2015″, promosso e finanziato da Regione Lombardia,

CAST è una rete ideale che collega quattro istituzioni museali dislocate nella Provincia di Pavia e si

avvale della collaborazione della Scuola di Arti Visive Marabelli e dell’Istituto Superiore “Volta” di

La sezione di Scultura moderna e Gipsoteca dei Musei Civici di Pavia, il Museo Archeologico

dell’Università di Pavia, il Museo della Certosa di Pavia, la Raccolta Museale “Regina” di Mede

presentano importanti opere scultoree realizzate tra Ottocento e Novecento, principalmente in

gesso: un materiale spesso sottovalutato ma di grande valore creativo e con un’antica tradizione.

Il progetto intitolato “Collezioni di sculture e calchi in gesso nel territorio pavese: un percorso di

recupero, valorizzazione, promozione e formazione” ha ottenuto un significativo contributo da

parte della Regione Lombardia finalizzato ad ampliare l’offerta culturale sul territorio lombardo in

occasione di Expo 2015. L’apertura al pubblico delle raccolte valorizzate attraverso i contributi del

progetto è avvenuta il 31 ottobre 2015.

I fondi hanno consentito di effettuare restauri e lavori di manutenzione conservativa,

di realizzare nuovi allestimenti e adeguare gli impianti di illuminazione, di studiare una linea grafica specifica

per il progetto e rendere gli strumenti di promozione e gli apparati didascalici omogenei, di

progettare attività anche per specifici target, come i bambini, gli stranieri, il pubblico con deficit

della vista, di valorizzare le collezioni anche attraverso conferenze a tema e percorsi guidati.

Il Fab Lab Pavia di Spazio Geco è stato coinvolto dal capofila di progetto, i Musei Civici di Pavia, per

predisporre dei totem multimediali ed interattivi da posizionare all’interno di tutte e quattro le

raccolte coinvolte nella valorizzazione.

Il laboratorio pavese si caratterizza come un luogo di innovazione e sperimentazione,

dove, come in ogni Fab Lab (fabrication laboratory), artigiani digitali, professionisti ed esperti di tecnologie

(soprattutto open source) si riuniscono per predisporre prodotti in grado di soddisfare l’esigenza di

ricerca e sviluppo di vari settori disciplinari, tra cui, nel caso pavese, quello legato ai servizi per il

mondo dei beni culturali. Una storica dell’arte, un architetto/designer e un ingegnere elettronico,

in stretta collaborazione con i web designer dello studio Bitvark, responsabili del progetto grafico

di CAST, si sono quindi posti in questo caso l’obiettivo di creare all’interno di tutti i percorsi un

angolo dedicato all’esperienza interattiva caratterizzato da aspetti innovativi e inediti da molti

punti di vista. I totem infatti permettono al visitatore di non “subire” le informazioni in maniera

passiva, ma di interagire in maniera nuova e utile alla fruizione.

E’ stato chiesto ad ogni conservatore di scegliere tre opere sculotoree fondamentali,

rappresentative della collezione da valorizzare. Queste statue sono state successivamente

scansionate in 3d con rilievo stereofotogrammetrico o con scanner 3D e stampate in 3D in scala in

materiale bioplastico presso il laboratorio pavese. Nel basamento queste riproduzioni sono state

dotate di un Tag rfid. Le riproduzioni sono poi state collocate su un ripiano frontale del totem e

messe così a disposizione del fruitore che, scegliendone una, può posizionarla su un ulteriore

ripiano centrale e così attivare, grazie ad un lettore rfid, l’approfondimento contenutistico sullo

schermo touch che si trova innanzi.

Rispetto ad un totem tradizionale, l’installazione interattiva può garantire un’esperienza

personalizzata. Il visitatore ha infatti la possibilità di intraprendere un “viaggio” all’interno

dell’opera (o delle opere) che desidera conoscere in maniera più approfondita e dettagliata, a

seconda dei suoi interessi. Ogni opera è infatti poi esplorabile attraverso l’interazione con lo

L’aspetto della tridimensionalità è ovviamente il vero dato innovativo dell’installazione. Totem

“tradizionali” trovano luogo in molti percorsi museali: la caratteristica principale di questo tipo di

supporti è però la bidimensionalità. Nella maggior parte dei casi Il rapporto con l’utente, anche se

interattivo, prevede l’attivazione di uno schermo attraverso pulsanti oppure il sistema touch,

invece, nella proposta del Fab Lab Pavia per CAST, viene messa al centro e valutata, tramite

l’interazione fisica con le riproduzioni in stampa 3d, la valorizzazione di opere di collezioni

scultoree, in questo modo maneggiabili e fulcro iniziale di ogni “interrogazione” allo schermo. La

conoscenza delle fonti è stata quindi demandata ad un percorso sensoriale che partisse dal

fenomeno del tatto, solitamente escluso dai percorsi museali tradizionali.

L’aspetto tridimensionale di beni protagonisti dei percorsi museali, trasportato nei totem

attraverso la riproduzione 3d, può rappresentare anche un ottimo strumento per il pubblico di

ipovedenti, che può fruire di un’esperienza particolare e del tutto in linea con le più aggiornate

modalità di apprendimento e conoscenza del patrimonio per chi è portatore di questo tipo di

Non da ultimo è da considerare l’aspetto ludico dell’esperienza proposta. L’educazione al

patrimonio viene resa interessante e stimolata attraverso la possibilità di interazione attiva.

L’inserimento di totem di questa tipologia permette ai visitatori di approfondire le informazioni e

scoprire le fonti relative alle opere presenti nel percorso in maniera divertente e decisamente 2.0,

tenendo comunque sempre presente la ferma volontà progettuale di non soverchiare gli aspetti

contenutistici con le modalità di interazione e di design.

Il team di lavoro: Spazio Geco – Geco Fab Lab + Bitvark. Dal felice connubio lavorativo dei due

gruppi sul progetto CAST, nel 2016 è nato un network di professionisti specializzato nelle

tecnologie per la valorizzazione e la comunicazione dei beni culturali dal nome TEKNELAB (

http://www.teknelab.eu/ ). Siamo fermamente convinti che la tecnologia rappresenti un potente

strumento a servizio dell’interpretazione e dell’apertura delle collezioni agli utenti di oggi.

L’educazione al patrimonio deve stare alla base di ogni ragionamento sulla valorizzazione e

fruizione dei beni culturali e la strategia per renderla operativa non può che trarre vantaggio

dall’uso del linguaggio digitale.


 

 

2017-08-25T19:03:23+00:00