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Una cornice da scavalcare. Come la tecnolgia può agevolare la fruizione delle fonti iconografiche

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I dipinti che troviamo nei musei comunicano attraverso un meccanismo diverso dalle altre testimonianze storiche.
Per comprendere cosa nasconde un’immagine non basta sempre semplicemente osservarla, bisogna saperla interrogare come se fosse un testimone di accadimento e quindi chiedersi: cosa ci racconta questo testo «muto»?
Una buona didascalia, la cultura personale dei fruitori dell’opera, una proposta di approfondimento, magari tramite audio guida, può rendere più comprensibile ai più questo tipo di fonte. Ma se riuscissimo, tramite tecnologie innovative, a fare in modo che queste fonti “mute” ci favorissero una fruizione più accattivante e completa?

 

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Geniale, da questo punto di vista, è stata l’idea di J.K. Rowling di animare i ritratti presenti nel castello di Hogwarts nella famosa saga del maghetto Harry Potter.
Proprio come per i personaggi dipinti nella pinacoteca dei romanzi, è interessante pensare di porre il fruitore in una posizione di interscambio tra la realtà in cui è immerso e quella che “vive” al di là della cornice dei quadri (o della superficie delle statue). Sensibilizzare le coscienze, soprattutto a partire dai più giovani, a guardare oltre la finestra, la cornice, la superficie, è compito dell’istituzione culturale (museo, biblioteca o archivio che sia), oltre che ovviamente della scuola. Si tratta di mettere in contatto intellettuale il pubblico con il patrimonio, coinvolgendolo in un ragionamento in cui i confini fisici del bene possano passare in secondo piano per poter permettere ai fruitori di entrare, con chiavi proprie, ma non per questo scorrette, nella testimonianza.

Con i cosiddetti digital natives questo tipo di lavoro può essere davvero incisivo tramite l’utilizzo di strumenti a loro ben noti e in grado di “attivare” e “attirare” l’interazione, ovviamente,  ça va sans dire, digitali.

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Questo è il ragionamento che è stato alla base del lavoro che Spazio Geco ha svolto per il Museo Martinitt e Stelline di Milano, in occasione della mostra che aprirà i battenti il 3 Novembre presso l’Archivio di Stato di Milano, in via Senato 10 sulla figura del principe Antonio Tolomeo Trivulzio, a 250 anni dalla morte del munifico benefattore e fondatore dell’omonimo Pio Albergo, oggi Azienda di Servizi alla Persona Istituti Milanesi Martinitt e Stelline e Pio Albergo Trivulzio (ASPIMM e SPAT).

Il ritratto più noto e importante del Principe, è stato reso un “davanzale” interattivo sulla sua vita, i suoi possedimenti, la storia dell’istituzione da lui fondata. Siamo partiti, con il supporto della curatela scientifica della direzione del Museo/archivio milanese, dall’immagine dipinta, e siamo arrivati al racconto divulgativo: in mezzo, ovviamente, le fonti storiche che permettono ai contemporanei di conoscere la storia del passato, i documenti d’archivio.

Ritratto del principe Antonio Tolomeo Trivulzio

Ritratto Principe Antonio Tolomeo Trivulzio

 

Il visitatore passeggiando lungo il percorso dell’esposizione verrà attratto dal ritratto di un benefattore elegante e di bella presenza, che dopo averlo richiamato al suo cospetto gli proporrà la scoperta della sua storia.
Il ritratto del Principe Antonio Tolomeo Trivulzio, il benefattore per eccellenza del Museo Martinitt e Stelline di Milano e fondatore del Pio Albergo Trivulzio, è stato proposto ai lettori su uno schermo digitale posto all’interno di una cornice multimediale. Uno speciale sensore, al passaggio dei visitatori, farà in modo che un bisbiglio, un lieve richiamo, un sussurro, venga proposto dall’installazione alle orecchie dei visitatori, così invitati a soffermarsi innanzi alla riproduzione. L’immagine del principe, al contempo, inviterà i lettori ad azionare il bottone introduttivo all’approfondimento “base” da cui poi partiranno tutti gli altri (una sorta di home page), con un ammiccamento (il cosiddetto “occhiolino”) e la comparsa, in corrispondenza della sua mano sinistra (quella meno nascosta e già, a suo modo, “indicante”), di un invito graficamente visibile (es: “>>”) ad azionare il bottone posto alla stessa altezza, sulla cornice.
Il visitatore, azionando il bottone indicato dal Principe, si troverà così davanti all’home page base.

Home page base.

L’idea è stata quella di proporre una visione della scrivania del Principe vista dall’alto: sul ripiano, in ordine casuale, gli strumenti originali di scrittura (lume, calamaio, tampone, etc), documenti sparsi e rilegati, e le spalle e testa “parruccata” del nostro Antonio Tolomeo, intento a riordinare i propri documenti. In evidenza, proprio davanti alla figura seduta alla scrivania, sono state infatti posizionate alcune carte provenienti dall’enorme mole di documentazione antica conservata negli archivi storici.
I documenti sono in “tempo reale” ordinati dal nostro Principe parruccato in tre diverse pile posizionate sulla propria scrivania. Il fruitore dell’installazione, grazie a un’iconografia realizzata ad hoc, potrà scegliere di approfondire, grazie a dei pulsanti posti sulla cornice dell’opera, uno dei tre argomenti proposti in corrispondenza delle relative carte d’archivio, e così accedere alle diverse clip che gli permetteranno di conoscere la storia del personaggio, attraverso un affascinante viaggio nelle fonti che ne custodiscono i particolari.

Una volta conclusasi la clip, il visitatori tornano sull’immagine dinamica del Principe intento a fare ordine, e, nel caso in cui non vogliano soffermarsi su un ulteriore approfondimento proposto dall’installazione, dopo qualche minuto, si ritrovano davanti al ritratto di Antonio Tolomeo in versione “bisbigliante”.

 

Scopri come abbiamo realizzato l’installazione museale

 

2017-10-08T17:22:42+00:00